Motivazione ed emozioni, pur essendo entità distinte, tuttavia si intrecciano tra di loro e hanno un ruolo fondamentale nel segnare positivamente o negativamente l’esperienza scolastica degli studenti.
La motivazione viene spesso suddivisa in due tipologie:
la motivazione estrinseca, cioè esterna all’individuo; in questo caso uno studente svolge un compito con lo scopo di ottenere un premio oppure una gratificazione.
La motivazione intrinseca è invece generata dall’interno, cioè gli studenti svolgono un’attività per il piacere di imparare e/o per soddisfare un proprio bisogno di competenza.
Quando gli studenti a scuola decidono di ottenere una buona prestazione per superare i loro compagni o ricevere lodi, sono mossi da una motivazione estrinseca. Si impegnano in un’attività non perché siano motivati ad apprendere ma per ottenere una ricompensa.
Invece gli studenti che si pongono l’obiettivo di sviluppare le proprie abilità, studiando per il gusto di imparare cose nuove, sono mossi da obiettivi intrinseci.
Avere obiettivi di sviluppo delle proprie abilità è importante per avere successo nello studio e costituisce un fattore di protezione da ansia, stress, senso di incapacità e demotivazione.
Ci sono aspetti emozionali che influiscono sulla motivazione
La percezione che una persona ha delle proprie competenze influisce sui risultati scolastici molto più di quanto possano influire le effettive competenze! Inevitabilmente questa percezione influisce anche sulla motivazione, riflettendosi poi negativamente sui risultati scolastici.
La convinzione delle persone di governare le proprie emozioni positive o negative (autoefficacia emotiva) ha un ruolo determinante nel raggiungimento degli obiettivi scolastici.
In che modo allora supportare la motivazione intrinseca degli studenti?
- capita spesso che gli studenti facciano affermazioni del tipo: “perché devo studiare questa materia? A cosa mi serve?” È importante aiutare lo studente a “dare un senso” a ciò che sta apprendendo, cercando di trovare esempi concreti relativi alle specifiche materie. Inoltre è utile mettere in collegamento ciò che si studia con la (auspicabile) realtà lavorativa futura.
- Sappiamo ormai da tempo che quanto più gli studenti sono coinvolti attivamente nel processo di apprendimento, tanto più saranno motivati.
- Alla base di una buona motivazione ad apprendere c’è sempre una relazione positiva, costruttiva, di fiducia e collaborativa tra educatore e studente. Spesso il rifiuto o al contrario l’interesse verso una materia sono condizionati dal tipo di relazione che si instaura con l’insegnante. Soprattutto con i ragazzi o i bambini che si pongono in modo conflittuale o provocatorio è importante impegnarsi per trovare la chiave d’accesso alla loro motivazione. La gratificazione o l’attribuzione di responsabilità di fronte ad un compito sono spesso strategie utili per creare un clima di fiducia, stima e collaborazione.
- Sollecitare la naturale curiosità e la voglia di conoscere dei bambini. Alcune parole come “compiti” o “studiare” suscitano negli studenti emozioni negative perché rimandano a un senso del dovere, a un’esperienza scolastica poco positiva. Il senso del dovere soffoca, annulla la curiosità. Alcune volte può essere divertente trovare parole alternative a “compiti” e “studio” perché si possano superare quelle emozioni negative legate all’apprendimento. È importante riuscire a dimostrare che le materie che si studiano a scuola possono essere anche “divertanti” e che, ad esempio, la storia non è solo una serie di nozioni e date da imparare a memoria, ma ci aiuta a capire il presente e a sviluppare il senso critico rispetto agli eventi quotidiani
- Trasmettere fiducia insegnando che le difficoltà si possono superare, i problemi si possono risolvere e che l’errore può essere un’opportunità per migliorare. Ogni traguardo dello studente diventa così un’occasione per dimostrare a se stesso che ce la può fare.
Maura Falocco






