Quando una persona entra in un ambiente organizzativo, oltre a far fronte alla richiesta di fornire le proprie competenze tecniche, utili al raggiungimento degli obiettivi di lavoro specifici, deve anche sapersi rapportare positivamente con i colleghi di lavoro. Possono incontrarsi o scontrarsi idee, pensieri, credenze, abitudini, modi di lavorare e di organizzarsi. Nei contesti lavorativi si creano dei “codici” condivisi che organizzano il modo di stare in relazione. Ci sono regole, dichiarate o implicite, che determinano il rapporto con gli altri.
La qualità del lavoro, l’impegno e i risultati dipendono dal modo in cui le persone interpretano la situazione lavorativa.
L’incontro tra aspettative diverse richiede un confronto senza il quale si possono avere una serie di conseguenze anche critiche.
Alcuni sistemi di convivenza possono creare regole che sono disfunzionali al benessere psicologico.
I sistemi di convivenza dove prevale la logica competitiva “mors tua vita mea” sviluppano più facilmente lotte di potere e conflitti. Per esempio il cambiamento sociale e politico a cui stiamo assistendo che crea disorientamento e paura per la perdita del lavoro e per il proprio futuro, porta sempre più spesso le persone a pensare a sé anche a discapito degli altri e diventa più frequente sentire frasi quali: “non mi importa del mio collega di lavoro, io devo pensare alla mia sopravvivenza”. In questo scenario si perdono di vista le competenze necessarie allo sviluppo del contesto lavorativo e si focalizza l’attenzione sulla lotta dell’uno contro l’altro. Il risultato è una distruzione reciproca.
I sistemi di convivenza dove prevale il giudizio e la valutazione/svalutazione sono anche essi sistemi disfunzionali al benessere delle persone. Sentirsi giudicati ci fa sentire con poche risorse, come qualcuno che pronuncia sentenze su di noi. La valutazione rende difficile il confronto, anzi lo annulla. Anche in questo caso le risorse delle persone utili per ottenere risultati professionali soddisfacenti vengono messe in secondo piano. Anche il giudizio fa perdere di vista le competenze e crea “lotte di potere”.
Quali competenze allora sono necessarie per sviluppare relazioni positive?
– Saper osservare l’ambiente di lavoro: l’organizzazione, le credenze presenti, i modi di rapportarsi, le abitudini. Osservare ci permette di capire le regole condivise, di quell’organizzazione e ci aiuta a trovare strategie adeguate per fronteggiare le diverse situazioni che di volta in volta si presentano.
– Avere la curiosità di conoscere l’altro: di fronte all’estraneo” cioè a colui che non conosciamo, ci possiamo rapportare in modi differenti a partire dalle fantasie che ci facciamo su di lui, prima di conoscerlo. L’atteggiamento di curiosità verso l’altro, l’estraneo, ci permettere di esplorare le differenze e di confrontare opinioni, idee o progetti.
Bibliografia
R. Carli e R.M. Paniccia, “Analisi della domanda”, 2003 Il Mulino






